G-FPBHJ86PPL PERONOSPORA
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Il termine peronospora in agricoltura viene impiegato facendo riferimento ad una malattia causata da svariati agenti patogeni e che colpisce un gran numero di piante. È causata da protisti appartenenti al genere Peronospora, ma anche ad alcuni facenti parte della famiglia delle Piziaceae.

In linea generale possiamo dire che vengono colpiti diverse colture alle volte dallo stesso agente patogeno, altre da agenti patogeni differenti. Gli effetti però sono molto simili ( depigmentazioni e necrosi sulle radici e i fusti, marciumi e mancata allegagione a carico dei frutti) e anche i metodi di prevenzione e cura.

Le coltivazioni colpite risultano:

- Lattughe, cicoria e carciofo, bietola

- Tutte le crucifere

- Tabacco

- Vite

- Meloni, cetrioli, anguria, zucche e zucchine

- Patata pomodoro melanzana

- Rose, piante ornamentali, fragole

- Cipolla, aglio, porro, scalogno


La lotta contro la peronospora, per ogni tipo di coltivazione, si basa principalmente sulla sua prevenzione. Infatti è possibile arrestarne la diffusione, ma i danni causati alle foglie diventano comunque irrimediabili.

Ci sono importanti precauzioni da prendere per evitare che si instaurino dei focolari primari derivanti dalle oospore svernanti che, dopo la germinazione, potranno diventare zoospore contaminanti.

- Bisogna sicuramente evitare che si accumuli acqua alla base delle piante e sul terreno circostante. Questo obiettivo può essere raggiunto approntando un ottimo drenaggio al momento della messa a dimora delle piante. Questo faciliterà lo sgrondo delle acque nei periodi più piovosi.

- Eliminare le foglie e gli scarti di potatura alla base del tronco e nelle vicinanze.

- Effettuare sempre delle perlustrazioni allo scopo di determinare nel più breve tempo possibile la comparsa dei sintomi.

Chiaramente si può intervenire anche con prodotti di copertura (rameici, ditiocarbammati) sugli organi sani per evitare l’avvento dell’infezione. Per decidere quale sia il momento migliore per intervenire ed evitare trattamenti inutili (ricordiamo che il rame è comunque dannoso per il suolo) si può fare riferimento a questi parametri:

- Il rischio di germinazione vi è in presenza di un autunno, inverno o primavera mite e piovoso.

- La regola dei 3-10:

o La temperatura è superiore ai 10 °C

o I giovani germogli hanno superato i 10 cm di lunghezza

o Sono caduti più di 10 mm di pioggia in 24-48 ore.

Durante il periodo di crescita delle piante bisogna spargere i prodotti in funzione della crescita della vegetazione, della frequenza delle piogge e della temperatura.

Il trattamento fungicida tradizionale messo a punto alla fine del XIX secolo era la poltiglia bordolese. Fu l’unico prodotto utilizzato ampiamente e con successo fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma fu poi velocemente sostituito da principi attivi di sintesi. Questi possono essere principalmente classificati in prodotti da contatto, prodotti penetranti o citotropici e sistemici. Gli ultimi due hanno l’importante vantaggio di venir dilavati in minor misura dalle piogge e riescono quindi ad essere più persistenti proprio nel momento del massimo bisogno.

Inoltre riescono ad estirpare ed uccidere efficacemente le spore anche quando queste sono penetrate in profondità nei tessuti.

Alcuni endoterapici molto utilizzati sono: Ditiocarbammati, Tioftalimmidi, Fenilamidi, Ammidi dell'Acido Carbossilico, Cimoxanil.

Bisogna però ricordare che è sempre meglio variare spesso i principi attiivi, in particolare non utilizzare più di tre volte lo stesso prodotto durante un periodo vegetativo. In questa maniera, infatti, si potrebbero instaurare delle resistenze che renderebbero sempre più difficile la lotta a questo patogeno.

Recentemente i ricercatori sono riusciti ad introdurre in alcuni vitigni il gene di resistenza (derivante dai vitigni amercani) a questa malattia. Potrebbe essere una via per evitare l’uso intensivo di agrofarmaci.






 
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