G-FPBHJ86PPL OIDIO O MAL BIANCO
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Come tutte le malattie crittogame, dette anche comunemente fungine, l'oidio (conosciuto più comunemente come mal bianco, nebbia o manna) si sviluppa soprattutto in presenza di condizioni climatiche umide, mediamente calde e in caso di scarsa aerazione.

si manifesta con una infiorescenza del micelio (fungo), riscontrabile come pulviscolo biancastro con parziale decolorazione della foglia. In corrispondenza di queste zone la foglia prima ingiallisce, poi si necrotizza (diventa secca); talvolta l'oidio si può manifestare con piccole perforazioni circolari della pagina fogliare. Questo parassita si sviluppa in condizioni calde ed umide, con temperature superiori ai 6-8°C, ma inferiori ai 30°C, quindi in primavera e in autunno.

 

 

Il mal bianco colpisce molte piante assai diverse tra loro: ne sono affette infatti le querce, le rose, la vite, il melo, il pesco e molte altre. I danni arrecati possono consistere in un rallentamento della crescita o nella perdita del raccolto (es. nella vite).

 

Un buon rimedio preventivo può essere quello di posizionare la pianta colpita in una zona ben ventilata o praticare potature atte a ben illuminare ed aerare ogni aprte della chioma. Qualora ciò non fosse possibile si consiglia in primo luogo di evitare annaffiature nelle ore serali nei periodi con temperature medie. Si ricorre poi solitamente all'utilizzo ripetuto di prodotti antioidici come zolfo, dinocap, derivati benzimidazolici, pirimidinici, triazolici;nel caso di utilizzo di fungicidi si consiglia di praticare 2-3 interventi all'anno, ulteriori interventi con lo stesso principio attivo potrebbero causare fenomeni di resistenza al prodotto.

In agricoltura biologica si può utilizzare lo zolfo come prevenzione.

Sintomi

I sintomi dell’oidio sono molto evidenti sulle piante, nonostante l’invisibilità dell’agente responsabile. Di solito, questi sintomi compaiono tra la primavera e l’autunno. L’attività delle ile del fungo si manifesta con chiazze bianche sulla pagina superiore delle foglie. All’inizio, queste ultime possono apparire lievemente ingiallite. Il passo dall’ingiallimento alle macchie è comunque molto breve, così come quella del passaggio della malattia alle altre parti della pianta. In pochissimo tempo le macchie si possono trasmettere ai germogli, ai fiori e al fusto. Se non fermato, l’oidio si estende a tutta la pianta causando la necrosi dei tessuti vegetali, il disseccamento e poi la mortedellaspecie colpita. Quando la malattia si estende a tutte le altre parti vegetali, le chiazze bianche diventano una complessa e ampia patina di colore bianco candido che sembra ricoprire la pianta dalla testa ai piedi. Purtroppo, la chiazza non è neve o farina, ma la riproduzione del fungo che continua a nutrirsi delle sostanze contenute nella pianta infetta. Il rapporto del fungo oidium con la pianta viene detto “obbligato”, perché lo stesso fungo, per sopravvivere, deve nutrirsi della materia vegetale. Senza questa non potrebbe nemmeno riprodursi o estendersi a dismisura dando vita alla fastidiosa patina bianca. Proprio per la caratteristica di formare la patina bianca, l’oidio viene anche chiamato “mal bianco”.

 
Prevenzione

L’oidio è una malattia difficile, anzi, molto difficile da combattere. In caso di infezione estesa potrebbe essere necessario eliminare e sradicare l’intera pianta, o peggio, l’intera coltura. Per questo motivo conviene fare di tutto per evitare che la malattia si manifesti. Di solito, impedire la comparsa dell’oidio è possibile ricorrendo a valide ed efficaci strategie preventive. Queste si possono applicare sia per le colture che per le piante ornamentali. Negli alberi da frutto, ad esempio, è utile potare regolarmente per arieggiare la chioma e impedire l’accumulo di umidità. Le piante che non necessitano di potatura si possono invece coltivare in luoghi soleggiati e ben ventilati. Molto importante nella prevenzione dell’oidio, è anche la distanza tra una pianta e l’altra. In caso di più colture, le piante vanno poste a una certa distanza tra l’unael’altra. Questa distanza, detta “ distanza di impianto”, favorisce il passaggio dell’aria ed evita gli accumuli di calore e umidità, cause principali dell’oidio. La malattia si può evitare anche con l’innesto. Le moderne tecniche di riproduzione delle piante, ad esempio, consentono di creare cultivar resistenti a diverse malattie, oidio compreso. Il pero e la vite sono tra le colture maggiormente interessate da pratiche innovative di innesto che tendono a prevenire la comparsa di malattie fungine come l’oidio. La vite nostrana, in particolare, viene innestata usando esemplari di vite americana che si sono rivelati molto resistenti all’oidio e alla peronospora. Una buona strategia preventiva contro l’oidio è rappresentata dalla pacciamatura, tecnica che consiste nel ricoprire il suolo con materia vegetale. Nel caso dell’oidio, però, non bisogna usare foglie, fiori e rami secchi, perchéquestiultimi, creando un ambiente umido, favoriscono la proliferazione delle ife del fungo. Una buona pacciamatura antioidio si può effettuare con le foglie di felce maschio. Queste foglie, infatti, hanno proprietà antifungine. A scopo preventivo si può anche usare del rame da spruzzare sul materiale della pacciamatura.

Quando l’oidio è già conclamato e presente sulla pianta, si può ricorrere a sistemi di lotta chimica o biologica. Gli anticrittogamici non sempre si rivelano efficaci per combattere la malattia. Alcuni di questi hanno anche una certa tossicità non ancora testata. I prodotti più usati per combattere l’oidio solo il rame e il zolfo. Questi possono essere liquidi o in polvere. L’uso della formulazione dipende dal tipo di pianta infetta e dal periodo della somministrazione. I più efficaci sono comunque i preparati in forma liquida arricchiti, però, da altre sostanze. Lo zolfo liquido semplice, ad esempio, si è rivelato inefficace contro l’oidio. Più attivo contro la malattia è invece lo zolfo liquido abbinato a rame o proteinato di zolfo. Ancora più efficace è lo zolfo colloidale, in cui il principio attivo ha la formulazione di microparticelle. Questo prodotto va somministratoinestate e di mattina presto, per via della sua elevata tossicità. Gli anticrittogamici più efficaci contro l’oidio sono però i cosiddetti “triazolici”, composti che inibiscono la produzione di un ormone che nutre il fungo: l’ergosterolo. Questo ormone nutre le ile del fungo. In sua assenza, invece, le ile e l’intero micelio dell’oidium disseccano e muoiono. Per evitare fenomeni di resistenza o di adattamento della malattia, i composti triazolici vanno somministrati non più di quattro volte l’anno. Durante la potatura, inoltre, i resti della pianta infetta vanno allontanati e bruciati per evitare la contaminazione delle piante vicine.







 
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